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Spalletti: “A gennaio nessuno andrà via se non lo vorremo noi. Adesso facciamo vedere che uomini siamo”

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29 dicembre 2017 16:22 Di salvatore
13'

Obiettivo: interrompere la striscia negativa, a dir poco inattesa, in occasione dell’ultima partita del 2017, nonché ultima del girone d’andata. Il calendario offre all’Inter sul piatto d’argento un’opportunità unica per risollevarsi, dando una sterzata alla propria classifica: la partita di domani contro la Lazio al Meazza, autentico scontro diretto per un posto nella prossima Champions League. Di questo e altro Luciano Spalletti ha parlato oggi in conferenza stampa al Suning Training Centre. FcInterNews.itriporta le parole dell’allenatore:

Cos’ha detto ai giocatori in questi due giorni?
“Si cerca di portar loro dei dati di fatto a quello che è il loro modo di pensare e a quello che stiamo percorrendo. Uno degli esempi è che se noi a questo punto ci fossimo arrivati con due sconfitte contro Juve e Napoli in precedenza e avendo vinto o pareggiato una di queste due partite, il modo di vederci sarebbe stato diverso. Siccome questi calciatori hanno fatto cose eccezionali prima, diventa facile andare a trovare qualche difficoltà ora. Siccome abbiamo fatto tutto da soli noi abbiamo la possibilità di trovare noi la soluzione. In un momento così riesci a conoscere in profondità le tue qualità individuali. Così riesci a trovare la forza per reagire ed essere pronto nella ricerca del tuo obiettivo. Nessuno può darti la soluzione di quello che vai cercando. Noi abbiamo determinato che ci potessero dire qualcosa oggi perché abbiamo fatto cose eccezionali, dobbiamo aver chiaro chi siamo e da dove veniamo. Sapendo che siamo forti non potremo mai essere in grande difficoltà se non vogliamo esserlo, abbiamo le soluzioni e lo abbiamo mostrato”.

Come mai non si esce dal problema psicologico?
“Nel calcio ci sono momenti in cui va tutto storto e devi lasciar scorrere il tempo per reclutare le energie, perché da lì nasce la reazione. Bisogna pensare in maniera corretta non per essere positivi, ma perché abbiamo dati che non ci permettono di essere pessimisti. Si portano questi dati di fatto di ciò che è successo da quando ci sono io. Questi dati che si possono mettere in evidenza andandoli a prendere tutti mostrano le soluzioni a ciò che cerchiamo. Poi, gli obiettivi vanno bene ma la differenza la fa l’organizzazione, le procedure, il modo di lavorare che devono essere più riconoscibili e chiari”.

Perché quest’anno il tifoso deve pensare che la squadra non si perderà?
“Ci sono gli spaventatori professionisti e bisogna esserci abituati. Ora si rischia il quarto posto, ma succede per tutto il campionato. Mi riferisco non solo ai giornalisti, ma a chiunque parli di Inter. Poi è chiaro che in questo tragitto abbiamo organizzato un lavoro e abbiamo numeri da portare a supporto. Cosa può far cambiare idea? Quello che è successo finora e questi calciatori hanno fatto vedere di avere i colpi in canna per risolvere le partite. Bisogna ricordare il contesto in cui si lavora, è quello che hai costruito e dentro la persona si ritrova, dentro ciò che ha fatto finora. Questo contesto ti restituisce la forza che hai. Mi sembra che i tifosi dell’Inter lo stiano facendo da soli, se non sbaglio supereremo i 60 mila anche domani e loro sono quelli che hanno in testa la soluzione, hanno fiducia in quello che possiamo fare e vengono a supportarci per questo. I giocatori la pensano come me. Se durante le vittorie sono diventato più interista, ora che si è perso e ho visto le reazioni dei tifosi ne sono innamorato. Per cui è un processo di cose da fare ben riconoscibile, mettendo bene a punto i comportamenti da avere. Dobbiamo creare esempi che siano riconoscibili. Se un giocatore fa un passaggio timido, tutti diventano timidi perché oggi si prendere il verso di come va quella cosa. Se uno fa un contrasto forte tutti ne seguono l’esempio. Bisogna lasciarci contagiare da quello che siamo, una squadra forte”.

Cosa rispondi a chi dice che il gioco dell’Inter è prevedibile?
“E’ un’analisi corretta ed è corretto che tu dica che centralmente bisogna palleggiare meglio e con più qualità, penetrando di più per vedere cosa c’è dietro la linea difensiva. Ma sono caratteristiche su cui bisogna mettere mano per completare le nostre qualità. I giocatori della Lazio sono bravi in fase offensiva quando perdi palla, ribaltano l’azione a campo aperto. Sono caratteristiche di squadra”.

Nelle ultime partite ci sono stati atteggiamenti privi di cattiveria agonistica. La fa arrabbiare e preoccupare questa cosa?
“Sono sorpreso di questa mancata totalità di buttarci dentro tutte le forze che abbiamo per reagire alle difficoltà. Però anche se non ci abbiamo messo tutto se si fa gol nel derby… Sicuramente dovevamo fare qualcosa di più. Ma nelle altre due partite perse non ho visto una squadra nei guai, può succedere ma per andarci totalmente dobbiamo metterci del nostro. In passato sarà successo, ma conosco il presente e di volta in volta si lavora sulle cose giuste, si fanno discorsi più mirati, dialoghi individuali, si lavora sulle cose giuste perché lavorare in modo mirato è più corretto che lavorare duramente. Se qualcuno è in difficoltà lo si aiuta restituendo forza e convinzione alle nostre caratteristiche. Il modo di ragionare con i calciatori è questo, così come è il motivo per essere fiduciosi. Poi si attua il piano che ci siamo detti. Non c’è una squadra che non ha interesse nel risultato, tutti sono vogliosi di ribaltare questo momento e bisogna rafforzar loro questi dati di fatto e convinzioni, perché sono momenti trascorsi, situazioni create, contesti costruiti da loro. Non glielo dico tanto per fare, loro sono arrivati qui. Sento parlare di Lazio e Roma che fanno un campionato eccezionale, delle altre due che sono squadre extra terrestri, e mi sembra che noi siamo dentro in questo contesto e nessuno ci ha regalato niente. Siamo stati bravi noi. Chiaro che se si va dietro a quello che ci dicono, che siamo a rischio classifica… Si sono creati i presupposti per essere credibili, questi giocatori con azioni individuali e reazioni di squadra. Nessuno ci ha dato niente e nessuno può tirarci fuori”.

Ipotizzabili Candreva centrale e Cancelo alto a destra?
“Antonio ha fatto vedere di essersela cavata in quel ruolo. Ma è ipotizzabile anche Cancelo che spinga da terzino e l’esterno alto vada dentro. Per cui si può fare ugualmente con un comportamento di catena. In questo momento io non farei ulteriore confusione, perché secondo me per come ci siamo arrivati avevamo visto bene, l’abbiamo indovinata all’inizio di far leva su questo blocco, mettendo nei ruoli giusti i giocatori. Soprattutto in un momento come questo farei un passettino indietro, rafforzando le nostre convinzioni. Non tirando il cappello per aria per tirar fuori un’altra soluzione che potrebbe non funzionare. Le scelte saranno simili a quelle fatte finora, perché è giusto così”.

Secondo te questa rosa così com’è ti dà le alternative giuste? Hai avuto le risposte giuste?
“Ho avuto risposte parziali. Ma rimango dell’idea iniziale finché non finisco. A me piacciono i calciatori che alleno, hanno le qualità per arrivare a quello che è un lavoro programmato in maniera corretta. Noi dobbiamo avere un modo di lavorare corretto che giorno dopo giorno ti porta all’obiettivo, perché chi parte solo con l’obiettivo alla fine perde. ogni giorno serve un mini traguardo da portare a casa, difficilmente raggiungi un traguardo senza la somma del premio giornaliero. Noi si lavora in maniera corretta, si deve portare a casa l’obiettivo giornaliero che dà poi la forza di squadra e il risultato collettivo”.

 E’ virtualmente scaduto il tempo di chi avrebbe dovuto farle cambiare idea sul blocco?
“Non scadrà mai. Ci sono momenti di difficoltà nel calcio. Conta che tu mi mostri che non sei contenti e che è stato un caso quello che è successo, perché la tua aspirazione è un’altra. Per questo io talvolta ho detto che non mi sta bene sentir dire qualcuno che vorrebbe giocare di più. Perché se uno dice così o che vuole andar via a gennaio, si è posto una linea di scadenza mentale e mentalmente non puoi dare il risultato finale che ci si aspetta. Come si porta a casa l’obiettivo giornaliero? Da lì si abbassa il livello. Chi ti fa vedere che mentalmente non è nel lavoro che deve fare, sa che il mio timer non è collegato col suo. Il mio orologio non scade, va avanti anche dopo. Quindi questa situazione se la vivano da soli senza farmi vedere, perché così si tolgono qualcosa. Non è questo il modo corretto di stare in un gruppo che vuole far bene il proprio lavoro, chi fa così non è interista fino in fondo”.

Ha visto qualcuno che si è comportato così?
“Se ho da dire qualcosa a qualcuno glielo vado a dire e finora non ho dovuto farlo. Li vedo un po’ tutti demoralizzati e dispiaciuti. In questo momento c’è da stare con loro e far vedere chi sono realmente, vale a dire calciatori forti arrivati a giocare in una squadra forte con merito, nessuno è qui per sbaglio. E quando sei qui in questo contesto e vesti questi colori, devi saper reagire, non puoi porti come quello che si scansa su quello che ti viene addosso. Perché la tranvata inaspettata poi la prendi. Devi essere tu quello che va addosso e si fa largo per il posto in cui vuole passare. Se giochi nell’Inter non puoi nasconderti, trovi gente appostata da tutte le parti che ti viene addosso. Non esiste nascondiglio, ti prendono per il culo, ti dicono le cose peggiori e devi saper reagire e restituirle. Altrimenti si va a giocare altrove. O siamo giocatori da questo contesto che ci siamo meritato, oppure non ci sappiamo stare”.

Nelle ultime 5 partite sono arrivati 4 gol subiti. Che è successo?
“Niente. Prima si concedeva di meno, ora qualcosa di più. Gli altri sono stati bravi. Dentro l’annebbiamento delle nostre qualità, in cui sei meno coraggioso e non provi a risolvere bene le cose, ti viene il braccino e gli altri aumentano la loro convinzione e si ribaltano i valori”.

Gagliardini spesso viene criticato, però quando esce lì in mezzo sembra manchi qualcosa. All’Atalanta spingeva di più, gli manca qualcosa a livello di sicurezza?
“Gagliardini non ha grandissime difficoltà, è uno che attraverso le sue caratteristiche perde di vista qualcos’altro. E’ dappertutto, viene a creare fisicità in zona palla, ogni tanto nella verticalizzazione improvvisa qualcosa la concede. Fa tantissimi metri e la brillantezza viene meno. Come quello che corre poco ma quando ha la palla sui piedi fa qualcosa di importante. A me Gagliardini va bene com’è, è importantissimo e anche se talvolta è stato al di sotto delle sue qualità è tutto a posto, come deve essere”.

Soddisfatto del percorso di crescita di Cancelo? Che ne pensa del suo ritorno al Valencia?
“Cancelo secondo noi ha delle conoscenze superiori sulla fase difensiva. Noi abbiamo degli equilibri sottili e lasciarlo libero coprendogli le spalle dobbiamo farlo. Però queste qualità offensive le ha e le ha mostrate. Avendo più cura nel posizionamento è più facile anche per gli altri capire come lui interpreta il suo gioco. Migliorerà ancora, ha grande qualità nei piedi e più giocare più in avanti. Partendo dal basso è una risorsa importante. Per gennaio possono dire ciò che vogliono. Finché Ausilio non gli dice che andrà altrove, a gennaio lui come gli altri faranno ciò che decidiamo noi. Un giocatore va via se lo si manda via, altrimenti resta qui e tiene il muso per due partite, perché se pensa alla scadenza spreca le occasioni che gli sono messe a disposizione. Se a gennaio lo si ritiene giusto vanno via quelli che diciamo noi, non chi vuole andar via. Allo stesso modo viene chi pare a noi. Siamo noi quelli che gestiamo, non ci sono procuratori o altre società. Facciamo quello che noi riteniamo giusto”.

Deluso dalle ultime prove di Joao Mario?
“Joao Mario è un ragazzo semplice da capire, ha una correttezza esagerata nel modo di frequentare lo spogliatoio e allenarsi. Quando sono andato a parlargli non mi ha detto nulla di strano. Poi qui ci sono molte postazioni intorno a un giocatore, ci sono voci vere, false, però lui è un ragazzo per bene da un punto di vista professionale. Mi spiace che gli siano capitati un paio di palloni per far gol e non li abbia sfruttati. Se ha pensato di andar via, ha buttato via un po’ di attenzione per quelle occasioni, è immancabile che si abbassi lo stimolo nella ricerca del risultato. L’applicazione fa la differenza. Per cui lui ora è dispiaciuto, ma si è allenato bene e a me interessa che professionalmente raggiunga l’obiettivo giornaliero in maniera corretta e lo sta facendo. Se lo vedessi in maniera plateale in atteggiamenti menefreghisti, è chiaro che tireremmo fuori il problema perché sarei il primo a metterlo in evidenza”.

Quanto ha dovuto fare più lo psicologo che l’allenatore?
“Ho detto che non saremo mai nei guai perché abbiamo le soluzioni. Chiaro che una parte del lavoro è parlare con qualcuno, spostando l’attenzione dove tu la vuoi spostare. Io ora la voglio spostare sui numeri di questi ragazzi finora, si riparte soprattutto da lì. Sono loro i padroni del proprio destino. Noi abbiamo le capacità di averne uno forte. In passato ci hanno fatto la scritta ‘Uomini deboli destini deboli, uomini forti destini forti’. Facciamo vedere che uomini siamo”.

fonte: http://www.fcinternews.it/in-primo-piano/spalletti-a-gennaio-nessuno-andra-via-se-non-lo-vorremo-noi-adesso-facciamo-vedere-che-uomini-siamo-265598

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